

PALERMO Una perla, crogiuolo di civiltà del passato, al centro del mar Mediterraneo. Palermo è stata, nei secoli, capitale dei traffici marittimi e approdo per i popoli delle terre bagnate dal “mare nostrum”.
La conquistarono i Fenici, fu principale città della Magna Grecia, colonia romana, dominio arabo e normanno e spagnolo, nonché angioino e degli svevi.
Tutto a Palermo trasuda ricchezza di culture, le chiese dalle cupole rosse, da San Giovanni degli eremiti alla Martorana, ostentano la manifattura delle genti d’Oriente, negli storici mercati serpeggia il fascino dell’Arabia, l’architettura del centro racconta le influenze di popoli diversi, tutti ugualmente ammaliati dalla città “tutto porto” (Panormus).
Sia chi la raggiungeva dal mare che chi si trovava ad ammirarla dai monti, godeva della scintillante vista della Conca d’oro, la valle coltivata a limoneti e aranceti che, illuminata dal sole, splendeva come il metallo più prezioso.
La Sicilia, e Palermo come suo capoluogo, evoca genuinità di sapori, abbondanza di frutti di una terra ricca e baciata dal sole per la quasi totalità dell’anno.
Tutto a Palermo ha la sua caratteristica forte e radicata. Consuetudini dei suoi abitanti, il dialetto così influenzato da arabo e spagnolo da permettere ai palermitani di sentirsi più simili ai popoli d’oriente che ad alcuni connazionali e di capirsi alla buona con alcuni stranieri anche parlando la propria lingua.
Di Palermo è famoso il clima benevolo, ma anche le delizie del palato. E, se tra i dolci spadroneggiano cassata e cannoli, dove regina è la ricotta, è nell’ambito del “salato” che il palermitano doc ha radicato vere e proprie tradizioni di comportamento. Prendiamo ad esempio il “pane c’a meusa”, ossia il panino-focaccia imbottito con milza bovina. Una specialità alla quale sono legati riti e consuetudini, come anche il pane con panello e crocchè, o le cosiddette “stigghioa”, interiora di agnello o di bovino arrostite alla brace spesso agli angoli delle strade.
Per non parlare delle arancine: un cult. Naturalmente per sciorinare la tradizione culinaria palermitana non ci sono libri che bastano.
A lasciare estasiato il visitatore, contribuiscono le costruzioni in stile liberty, i monumenti, le ville, i teatri. Il teatro Massimo, secondo in Europa dopo l’Opera di Parigi, è tornato agli antichi splendori nel 1997, dopo anni di inattività.
Camminando per il centro storico della città si riconosce ancora l’antico asse viario entro le mura, di cui si conservano ancora alcune delle porte. Su una delle due strade principali, corso Vittorio Emanuele, in passato chiamato Cassaro, sorge l’imponente cattedrale. Nella parte esterna della città, oggi inglobata nel centro urbano, il parco della Favorita, antica tenuta reale, oggi polmone verde della città al di là del quale vi è la località balneare palermitana, Mondello.
COSA C'è DA VISITARE?
ENTI COMUNALI E NON PALERMITANI